45 ANNI DI SSN

LA SOCIETÀ CIVILE PER LA SANITÀ PUBBLICA

A 45 anni dall’approvazione della legge di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale il 23 dicembre 1998, con l’organizzazione di CIPES e Gruppo Abele, 45 Associazioni e Organizzazioni sindacali e professionali hanno festeggiato la grandissima conquista degli Italiani che ha consentito la realizzazione del diritto alla salute e ha dato un posto di grande civiltà nel panorama delle nazioni occidentali, con un convegno nella sede del Gruppo Abele che oltre alla riflessione sullo stato del SSN oggi ha voluto premiare simbolicamente organizzazioni che hanno svolto un ruolo molto importante per la tutela della salute della popolazione. Ma è stata anche un’occasione di riflessione e di denuncia.

Si è riflettuto in particolare sui gravi problemi che investono il SSN a partire da un sottofinanziamento che non permette di mantenere i Livelli Essenziali di Assistenza, la mancanza di politiche e di cultura che consentano il reale “prendersi cura” delle persone in modo continuo senza dover ricorrere obbligatoriamente alle badanti o alle sole cure familiari, la sottovalutazione di problemi sempre più pressanti di tutela della salute mentale anche dei minori, la “privatizzazione“ continua dell’assistenza sanitaria che costringe le famiglie che lo possono fare a spendere per poter accedere a prestazioni essenziali, alla lunga assistenza, alle cure dentarie, all’acquisto di prodotti farmaceutici che non sono rimborsati dal SSN.

È stato ribadito come la Costituzione italiana individui il diritto alla salute (art.32) come precondizione di tutti gli altri diritti, a partire da quello alla vita. Il diritto alla salute non è riservato solo ai cittadini, ma a tutte le persone, quindi anche agli stranieri che si trovano in Italia. Se c’è un diritto c’è, dunque, anche un dovere. Gli interventi di Nerina Dirindin, Benedetto Saraceno, Francesco Pallante, Livia Turco, Antonella Anichini hanno approfondito questi temi e hanno portato nuovi e aggiornati elementi di riflessione.

Tra gli altri interventi spicca il grido d’allarme di don Ciotti.

La persona malata non è la sua malattia, ma ha un’identità in cui bisogna calarsi. È importante l’ascolto, il faccia a faccia, l’annullamento della distanza con il malato (come sosteneva Basaglia).

Occorre chiedere conto di quello che succede, fare una denuncia seria, attenta, necessaria delle cose che non vanno bene. Occorre riconoscere la fatica e la dedizione degli operatori, valorizzare le cose positive e dissipare le ombre, le ambiguità e le zone grige. Occuparsi del benessere degli altri vuol dire occuparsi del proprio benessere. Il futuro è più vicino del passato ma il 75% della popolazione italiana teme che non ci saranno, a breve, lavoratori che pagheranno le pensioni e il 69% pensa che non tutti potranno curarsi (CENSIS).”

La giornata è stata resa possibile anche dalla generosità di un cittadino, Giuseppe Tremoloso che, curato benissimo dopo un grave incidente nella struttura sanitaria torinese del Giovanni Bosco, ha voluto contribuire con la somma necessaria per finanziare l’iniziativa.

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